I Macchiaioli: la grande mostra di Palazzo Reale
Celebrati storicamente più in Patria che all'estero, da qualche anno sono state realizzate importante mostre sui macchiaioli a Parigi, Madrid e altre città europee. Queste esposizioni hanno permesso al pubblico europeo di affacciarsi un movimento che meritava di oltrepassare le Alpi. La rassegna milanese, in concomitanza con le Olimpiadi Invernali 2026, arriva in un contesto diverso dal recente passato, con gli autori delle tele finalmente riconosciuti anche a livello internazionale.
La collaborazione tra 24 ORE Cultura, Civita Arte e Musei, Audio Tales e ArtUp ha portato a Milano quadri provenienti dai maggiori musei italiani e da collezioni private. Opere che si vedono solo sui cataloghi o sui manuali scolastici possono essere ammirati dal vivo.
Si parte con la pittura accademica della Firenze di metà '800. Da lì un gruppo di giovani pittori (e patrioti mazziniani) inizia a dipingere macchie di colore, distinte, accostate e sovrapposte ad altre. Queste macchie danno vita a dipinti impressionanti e vivi. I soggetti possono andare dai ritratti, ai paesaggi, alla vita comune in ambienti contadini o borghesi, alle grandi battaglie che daranno vita al Risorgimento.
Il maestro fu l'accademico Domenico Morelli, ma fondamentale fu anche la presenza, durante il suo grand tour italiano, del futuro impressionista Edgar Degas. Siamo nella metà degli anni '50 e questi giovani artisti si incontrano e confrontano nel celebre Caffè Michelangiolo di Firenze.
I loro nomi sono oggi celeberrimi: Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Telemaco Signori, Odoardo Borrani, Giuseppe Abbiati e Vincenzo Cabianca. I macchiaioli hanno contatti con il grande interprete del Risorgimento Milanese, Domenico Induno e anche con i tre italiani di Parigi, Giovanni Boldini, Giuseppe De Nittis e Federico Zandomeneghi. Contatti fondamentali per arricchire le tele di elementi preziosi.
I macchiaioli credevano in un'Italia unita e repubblicana. La loro fede politica emerge dalle grandi tele belliche di Signorini o da un riservato ritratto di Giuseppe Garibaldi di Lega. Sarà lo stesso Lega nel 1872 a chiudere l'epopea dei macchiaioli con un ritratto di Giuseppe Mazzini morente. Muore il grande teorico della Repubblica. Muore da sconfitto, con un'Italia unita tradita e consegnata ai Savoia. E con lui declina il più importante movimento artistico italiano dell'800. Non da sconfitto.
I capolavori di scena a Milano immergono lo spettatore nell'Italia dei decenni caldi dell'ottocento. Ragazzi che avevano vissuto i fermenti del 1848 hanno raccontato il crollo degli Stati preunitari e la nascita di una Nazione senza la retorica dell'arte di regime, ma con l'intimismo e la sincerità di ideali, oltre che all'utilizzo di una tecnica innovativa.
La mostra I Macchiaioli è didattica ed emozionante al tempo stesso. Non un banale percorso scolastico, ma una passeggiata nella Toscana di più di 150 anni fa, tra i colori caldi e la quiete della vita agreste; tra il rumore dei soldati a cavallo durante una battaglia e il chiacchiericcio delle dame in salotto. Una mostra imperdibile, giusta celebrazione di un orgoglio italiano riconosciuto all'estero.
Leonardo Marzorati


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